Caso Regeni: oggi l’incontro tra i magistrati italiani e quelli egiziani

Postato a by Alessio Scalzo

regeni

 

La delegazione degli magistrati e investigatori arrivati dal Cairo ha lasciato la Scuola superiore di Polizia a Roma, dove da stamattina era in corso l’incontro con gli inquirenti italiani, che indagano sulle circostanze della morte di Giulio Regeni.

All’interno della struttura sono rimasti il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, il pubblico ministero Sergio Colaiocco e gli investigatori dello Sco della Polizia e del Ros dei Carabinieri, per analizzare lo stato attuale delle indagini. Un nuovo incontro con gli inquirenti egiziani è previsto per domani, che hanno fornito un dossier di duemila pagine, con indagini su circa 200 persone.

Per l’Egitto sono presenti due magistrati: il procuratore generale aggiunto del Cairo, Mostafa Soliman, e il procuratore dell’Ufficio di Cooperazione internazionale, Mohamed Hamdi el Sayed; sono presenti anche tre ufficiali di polizia: il generale Adel Gaffar della National Security, il brigadiere generale Alal Abdel Megid dei servizi centrali della polizia egiziana e Mostafa Meabed, vicedirettore della polizia criminale del governatorato del Cairo.

L’Italia chiede da molte settimane all’Egitto immagini video, tabulati telefonici, referti e verbali per far luce sull’omicidio del ricercatore friulano Giulio Regeni, il cui cadavere è stato scoperto il 3 febbraio scorso lungo la strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria.

Il dossier degli egiziani sulla morte del ricercatore italiano, che include anche un esame compiuto su 200 persone di diverse nazionalità che avevano rapporti con la vittima, potrebbe non rappresentare una svolta per le indagini: potrebbe anche non contenere i documenti richiesti più volte dall’Italia, ritenuti indispensabili per fare passi in avanti verso la verità, dopo i vari depistaggi da parte delle autorità egiziane, censurati pubblicamente dal governo italiano: fra gli ultimi quello di un omicidio commesso da una banda di rapinatori; e di un “incrocio” tra l’omicidio Regeni e un traffico di reperti archeologici gestito da una banda locale.

Gli inquirenti italiani lavorano su più fronti, a cominciare dai video dei luoghi frequentati da Regeni il 25 gennaio (il giorno della scomparsa), nel tentativo di individuare il ricercatore, o i suoi amici, o delle persone la cui identificazione può essere di interesse investigativo. Anche le immagini video potrebbero essere utili per individuare furgoni o automobili sospette, che, secondo gli investigatori, potrebbero in qualche modo essere collegate con la scomparsa di Giulio Regeni.

L’Italia chiede da mesi insistentemente pure i dati raccolti dalle celle telefoniche dei luoghi frequentati quel 25 gennaio da Regeni, la cui “lettura” potrebbe essere una svolta decisiva per le indagini. Altra richiesta avanzata dal nostro paese è quella di essere messa al corrente di ogni elemento raccolto dalle autorità egiziane relativo al periodo dal 25 gennaio al 3 febbraio, data del ritrovamento del cadavere.

Gli investigatori però non si limitano ad avanzare le richieste sopraindicate: vorrebbero anche una copia del verbale di ritrovamento del cadavere di Regeni, per verificare la compatibilità della descrizione della salma con quanto rilevato al momento dell’autopsia. Per gli inquirenti italiani sarebbero davvero utili i verbali di tutte le testimonianze raccolte dagli investigatori egiziani, sia quelle degli amici del giovane italiano, sia quelle delle altre persone ascoltate dalla polizia. L’ultimo elemento da ottenere infine sarebbe una parola definitiva sul ritrovamento, avvenuto il 24 marzo scorso, dei documenti di Giulio Regeni nell’abitazione della sorella del capo di una banda specializzata in sequestri e rapine di stranieri.

Concludendo, gli investigatori italiani, secondo quanto riporta Ansa, potrebbero richiedere anche informazioni sull’interesse che le autorità egiziane avessero per le ricerche di Regeni, in particolare per i suoi incontri con il sindacato degli ambulanti e per quel progetto di chiedere un finanziamento da 10mila sterline alla Antipod Foundation per promuovere un programma di sviluppo proprio in Egitto, un progetto solo abbozzato e forse non gradito al Cairo, che era da tempo nella mente del ricercatore italiano.

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Alessio Scalzo

Nato nella terra di Pirandello e Sciascia, vivo e lavoro a Milano da un bel po' di tempo ormai. Leggo un po' di tutto e seguo con interesse le evoluzioni del mondo e dell'editoria.