Chi è Radovan Karadizic: il mostro dietro il massacro di Srebrenica

Postato a by Alessio Scalzo

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Radovan Karadzic è l’ex leader politico dei serbi di Bosnia, condannato a 40 anni dopo essere stato riconosciuto colpevole per crimini contro l’umanità, crimini di guerra e il genocidio di Srebrenica.

Ma chi è Karadzic? Che vita a vissuto fino alla sua condanna, avvenuta il 24 marzo di quest’anno?

È un uomo originario del Montenegro, dove è nato il 19 giugno 1945, nel paese di Petnjica sul monte Durmitor. A 15 anni Karadzic si trasferisce con la famiglia a Sarajevo, dove si laurea in medicina e si specializza in psichiatria. È sposato con Ljiljana Zelen, psichiatra proprio come lui, dalla quale ha avuto due figli: Sasa e Sonja.

Fin qui sembra una storia come tante, se non fosse che parliamo del responsabile di uno dei peggiori genocidi della storia, dopo la Shoah.

Agli inizi degli anni novanta, precisamente alla vigilia delle prime elezioni pluripartitiche, Karadzic fa la sua apparizione dal nulla nella vita politica bosniaca: non proprio il candidato ideale, dato che si parla di un individuo con il vizio del gioco d’azzardo e una indagine per truffa alle spalle.

Con grande sorpresa viene nominato leader del neocostituito Partito Democratico Serbo (Sds) per decisione del presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, secondo quanto dichiarato dallo stesso Karadzic in passato.

Lui, che è un montenegrino, diventa il paladino del nazionalismo serbo più radicale e a sostenitore di Milosevic e del suo disegno di dar vita ad una “Grande Serbia”. Il 12 maggio 1992 è eletto presidente dell’autoproclamata repubblica serba di Bosnia e nei due anni successivi si mostra spesso in pubblico con indosso la mimetica, diventando uno dei volti simbolo dei più sanguinosi capitoli della guerra, dall’eccidio di oltre 8.000 musulmani di Srebrenica nell’estete del 1995, ai ripetuti cannoneggiamenti di Sarajevo, a campi di concentramento nella zona di Prijedor, e tanti altri casi di massacri, stupri, torture, saccheggi e pulizia etnica registrati in tutta la Bosnia.

Il 25 luglio 1995, ovvero già prima della fine della guerra, il Tribunale penale internazionale dell’Aja (Tpi) lo incrimina assieme al suo braccio destro Ratko Mladic per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità per fatti commessi tra l’aprile del 1992 e il luglio del 1995.

Radovan Karadzic decide di ignorare il mandato d’arresto, così rimane con la famiglia nella sua casa di Pale, la sua capitale, nonostante la taglia di 5 milioni di dollari sulla sua testa emessa dagli Usa. Rimane in casa persino dopo la firma dell’accordo di pace di Dayton, quando giungono in Bosnia ben 60.000 soldati della Nato che nei primi anni hanno anche il compito di arrestarlo.

Il 27 giugno 1996 comincia all’Aja il processo in contumacia e il Tribunale emette un secondo mandato di cattura. Karadzic abbandona ogni incarico e diventa latitante, dopo le pressioni subite da parte di Belgrado e dell’Occidente per uscire alla scoperta.

Prima dell’arresto sfugge più volte alla cattura da parte della Nato: il caso più clamoroso risale all’estate del 1997 quando sarebbe stato aiutato a fuggire da un ufficiale francese, il maggiore Herve Gourmelon.

Viene arrestato dopo ben 12 anni di latitanza il 21 luglio 2008 a Belgrado, dove ha vissuto diversi anni muovendosi in totale libertà, impartendo anche lezioni di medicina alternativa in giro per il Paese, presentandosi come Dragan David Dabic, psichiatra di Belgrado.

La falsa identità e l’aspetto da santone lo hanno reso difficilmente riconoscibile: la folta barba e i capelli lunghi e bianchi, un cambiamento studiato con l’aiuto dei servizi segreti serbi, hanno fatto sì che potesse girare indisturbato per parecchio tempo.

Adesso il processo si è concluso e l’ex leader politico è stato ritenuto responsabile dai giudici per le migliaia di musulmani bosniaci uccisi l’11 luglio 1995, durante quello che è passato alla storia come il massacro di Srebrenica, attuato dalle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladić, il già citato braccio destro di Karadzic.

L’ex montenegrino è colpevole per la campagna di bombardamenti e l’assedio della città di Sarajevosecondo quanto stabilito dal Tpi, che ha inoltre decretato che Karadzic è «penalmente responsabile» per omicidio, attacco ai civili e di aver terrorizzato Sarajevo nei 44 mesi di assedio della città, dove morirono oltre 10mila persone.

Info sull'Autore
Alessio Scalzo

Nato nella terra di Pirandello e Sciascia, vivo e lavoro a Milano da un bel po' di tempo ormai. Leggo un po' di tutto e seguo con interesse le evoluzioni del mondo e dell'editoria.